Trump caccia Scaramucci su richiesta di Kelly

ilsole24ore.com

New York – È durato dieci giorni il controverso regno di Anthony Scaramucci come direttore della comunicazione della Casa Bianca. Donald Trump, nel mezzo di una crescente bufera interna esposa dentro la sua amministrazione, ha cacciato oggi d’improvviso il “mooch”. Allontanato dietro richiesta esplicita – un ultimatum si potrebbe dire – dell’uomo che Trump ha chiamato in extremis per cercare di riportare ordine e disciplina nella Casa Bianca e nel suo dilaniato staff: il neo capo dello staff ed ex ministro della Sicurezza nazionale, il generale John Kelly.
Appena iniziato l’incarico – ha giuato questa mattina – Kelly ha subito detto che Scaramucci, che vantava una linea diretta con il presidente che aggirava il chief of staff, non sarebbe stato tollerato e doveva andarsene subito. Detto fatto.
Scaramucci era stato responsabile in pochi giorni di shock insoliti anche per lo stile di Trump: dopo aver forzato l’uscita del portavoce Sean Spicer, aveva insultato apertamente e violentemente il chief of staff Reince Priebus, in via di licenziamento da parte di Trump e che è stato appunto rimpiazzato da Kelly. Scaramucci lo aveva definito un “psicopatico paranoico” e accusato di essere dietro alle fughe di notizie contro Il presidente. Non solo: aveva anche aggredito il consigliere della alt right Stephen Bannon dicendo in una intervista al New Yorker che doveva «smetterla di succhiarsi il c…», per poi scusarsi per il linguaggio “colorito” ma giustificato dal fatto che a suo avviso Bannon si autopromuove ai danni di Trump.
Le uscite di Scaramucci erano immediatamente diventate oggetto di feroci parodie, con la sua finta abbronzatura, i modi da stereotipico bullo italoamericano e la sua carriera di aggressivo e sguaiato finanziere di hedge fund. Più seriamente numerosi critici avevano visto la sua nomina, nata dall’amicizia personale con Trump, come un nuovo, gravissimo errore di valutazione da parte del Presidente. Come un ulteriore sbando nella leadership, un ostacolo alla sua credibilità e a far avanzare la sua agenda politica ora nell’impasse, dalle tasse alle infrastrutture, dopo la cocente sconfitta subita sulla sanità.
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