Quella montagna di soldi italiani bruciati in Svizzera dai fiduciari infedeli – Il Sole 24 ORE

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Roberto Galullo

La dogana svizzera di Chiasso ti
apre le porte del paradiso o dell’inferno. La differenza la fa la
persona a cui affidi i soldi e la fiducia.
Il paradiso è il volto che
conoscono tutti. Una delle più importanti piazze finanziarie al mondo,
che a marzo 2017 gestiva 6,6 miliardi di franchi di patrimoni, il 25%
del totale mondiale. Un paese stabile, sicuro, dove finora i soldi sono
stati gestiti con la garanzia della segretezza più assoluta e dove il
9,3% del Pil viene generato dal settore finanziario, con le sue 266
banche, 111 delle quali straniere.

L’inferno, invece, negli ultimi anni lo hanno conosciuto centinaia di
italiani che hanno affidato i propri patrimoni nelle mani sbagliate.
Nessuno lo sa meglio della Fondazione Cassa di Risparmio di
Civitavecchia, che pure avrebbe dovuto avere tutti gli strumenti e le
conoscenze per far fruttare al meglio 25 milioni di euro affidati in più
tranche a Danilo Larini. Il professionista ticinese arrestato nel 2015
si presentava come fiduciario ma sull’albo online dell’Autorità di
vigilanza del Canton Ticino sull’esercizio delle professioni di
fiduciario il suo nome non compare. Infatti era un abusivo.
Da un calcolo sottostimato elaborato dal Sole 24 Ore, sugli ultimi
sette anni e sulla sola base dei casi emersi sulla stampa ticinese,
sarebbero almeno 110 i milioni truffati da veri o presunti fiduciari,
anche a cittadini italiani.
Svizzera, la fiducia tradita
L’affaire di Civitavecchia

Il caso più clamoroso è quello che ha coinvolto la Fondazione Cassa
di risparmio di Civitavecchia che ha affidato a più riprese 25 milioni a
Larini credendo di investire in polizze assicurative della Nucleus Life
AG, una compagnia di assicurazioni del Principato del Liechtenstein,
che avrebbero dovuto garantire un tasso di rendimento del 6,5% lordo
annuo.
Larini viene arrestato nel novembre 2015 con l’accusa di
malversazione per almeno 40 milioni di franchi svizzeri, ai danni anche
di altri clienti italiani, e a febbraio di quest’anno ha ottenuto
l’espiazione anticipata della pena.
In attesa del processo la
Fondazione Cariciv è alle prese con una complessa situazione economica e
finanziaria portata all’attenzione del ministro dell’Economia e delle
Finanze, Giancarlo Padoan, da un’interrogazione presentata il 13 luglio
dal deputato Emiliano Minnucci (Pd).
La Fondazione, attraverso il
presidente Vincenzo Cacciaglia, entrato in carica successivamente
all’affidamento dei fondi a Larini, racconta al Sole 24 Ore la genesi di
questo rapporto di fiducia che con il tempo è stato tradito.
Fiume di denaro

Recuperati sei milioni di euro
«Come mi hanno riferito gli avvocati della Fondazione – afferma
Cacciaglia – i fondi li abbiamo affidati alla Nucleus Life AG e a
numerose altre compagnie dopo ripetuti contatti preliminari e una
selezione di una apposita commissione. Larini (Ceo della Lp Suisse) e
Vincent Derudder (Nucleus Life AG) erano già in rapporti di affari da
tempo. Il gestore patrimoniale era sostanzialmente scelto dalla
compagnia assicuratrice, tanto è vero che Larini aveva una procura
speciale rilasciata da Nucleus per operare in Ing Lussemburgo, banca
depositaria pretesa dalle nostre controparti. La Fondazione aveva
indicato come banca depositaria Ubs Zurigo. Abbiamo poi saputo che in
Ing Lussemburgo operavano la società che aveva emesso le obbligazioni e
tutta la galassia del Larini. Nucleus Life AG ha garantito l’operazione
tramite i legali rappresentanti Vincent Derudder e Bruno Geissmann
addirittura con una integrazione contrattuale che allo stato tentano di
disconoscere».
Derudder, sostiene Cacciaglia, «è uno dei massimi esponenti del mondo
finanziario mondiale, la qual cosa ha avuto una incidenza decisiva in
tutta la vicenda».
Ma in che modo la Fondazione Cariciv è entrata in
contatto con Larini? Cacciaglia risponde affermando che si è giunti al
professionista svizzero «tramite un broker nostrano». Chi sia questo
broker, il presidente della fondazione non lo specifica.
«In Svizzera – continua Cacciaglia – è in corso un procedimento
penale i cui atti sono stati solo parzialmente desecretati. Siamo in
attesa degli ultimi interrogatori e della chiusura dell’istruttoria, la
qual cosa ci consentirà ulteriori azioni nei confronti di tutti i
soggetti coinvolti tramite gli studi legali già incaricati. Naturalmente
abbiamo informato della vicenda gli organi del Principato del
Liechtenstein ai quali trasferiremo, appena chiusa l’istruttoria, gli
atti del procedimento penale in corso a Lugano». Intanto la fondazione
ha recuperato sei milioni di euro.

NEL CANTON TICINO

Alcuni dati statisti dal censimento federale delle aziende, anno 2014

Gli ultimi casi

La Fondazione Cariciv è – si fa per dire – in buona compagnia. Sono
centinaia i cittadini italiani incappati in veri o presunti fiduciari
che si sono appropriati dei loro soldi. Alcuni denunciano, molti invece
restano zitti e si rassegnano alla perdita. Forse perché ritengono che
una denuncia provocherebbe più problemi che altro vista l’esistenza di
soldi spesso non dichiarati al Fisco italiano.
A maggio di quest’anno
è finito in carcere per un buco di 12 milioni di franchi il direttore
della Anirgest, una fiduciaria di Chiasso: una ventina i clienti che
sarebbero stati raggirati, molti dei quali italiani.

Ad aprile l’amministratore unico, il contabile e il direttore della
fiduciaria Coexsu sono finiti in manette per truffa e riciclaggio:
avrebbero prospettato a numerosi imprenditori italiani l’accesso a
finanziamenti mai ottenuti.
A settembre del 2014 un consulente della
filiale di Lugano della Julius Baer è finito nei guai per essersi
appropriato di 9 milioni di franchi, gran parte dei quali sarebbero
stati giocati al casinò. E nell’ottobre 2011 il fiduciario Federico De
Vittori è stato condannato a quattro anni per aver fatto sparire 10
milioni di franchi di clienti anche italiani. E questi sono solo alcuni,
pochi, tra i tanti casi che restano nell’ombra.

Meno banche più fiduciari

Secondo gli ultimi dati statistici del Censimento federale svizzero,
alla diminuzione del numero degli occupati negli sportelli bancari del
Canton Ticino corrisponde un aumento dei fiduciari iscritti all’albo.
I
dipendenti bancari ticinesi sono scesi da 7.713 del 2007 a 6.192 del
2015. In questo stesso anno i fiduciari del settore finanziario erano
359, con 25 nuove iscrizioni. Il trend di crescita è stato confermato
nel 2016 con 383 iscritti e 50 nuove adesioni.

La platea alla quale gli italiani potranno rivolgersi aumenta. E
aumentano anche i rischi nella scelta della persona di fiducia. Una
scelta che si complica ulteriormente se si considera che accanto ai
regolari c’è un numero indefinito di persone che esercitano abusivamente
la professione di fiduciario.
«Di abusivi – rivela Paolo Bernasconi,
avvocato penalista a Lugano ed ex procuratore cantonale – ne vengono a
galla uno o due al mese ma sono soltanto quelli che vengono denunciati e
scoperti. Sono tanti o sono pochi? Ci sono casi di truffe da uno o due
milioni di franchi ma ne abbiamo visti anche da 10, da 25, fino a 60
milioni».

Come non cadere nella trappola

Per molti è stato facile cadere nella trappola perché non
rispettavano le regole minime di attenzione e di prudenza: firmavano
procure in bianco, utilizzavano cassette di sicurezza private e dunque
esenti dal controllo bancario, conferivano al fiduciario il potere di
prelevare denaro anziché di gestirlo solamente, si fidavano delle
promesse e non richiedevano mai documenti. Nulla di più sbagliato, come
ricorda l’avvocato di Lugano, Edy Salmina, che mette in fila i consigli
pratici per evitare sorprese.

«Non credere che la Svizzera sia sicura solo perché è la Svizzera –
elenca Salmina -. Mettersi in contatto direttamente con il sistema
bancario. Non firmare mai procure, deleghe o autorizzazioni in bianco.
Insistere per avere le rendicontazioni di tipo bancario. Insospettirsi
davanti a forme di investimento o rendimento eccessive. Non credere alle
favole quando sembrano proprio favole. Infine, regolarizzare
fiscalmente il denaro, perché in questo modo si hanno più difese e
garanzie di trasparenza».

A queste regole di buona condotta, Michel Veronese – per 27 anni
ispettore dell’Autorità di vigilanza sui fiduciari ticinesi e oggi
Consulente indipendente e revisore della legge contro il riciclaggio di
denaro a Bellinzona. – ne aggiunge altre: «Il cliente che si rivolge ad
un fiduciario nel Cantone Ticino deve innanzitutto verificare
l’iscrizione all’albo dei fiduciari e in secondo luogo accertarsi che il
professionista abbia l’abilitazione ai sensi della legge federale
contro il riciclaggio di denaro (esiste allo scopo una specifica banca
dati della Confederazione)».

Ma non basta. «Chi intende affidarsi a un fiduciario finanziario
deve pretendere il contratto scritto, ovvero un mandato di gestione, che
definisca chiaramente le proprie aspettative nonché i limiti entro i
quali il gestore può agire – specifica Veronese -. Va comunque precisato
che i gestori affiliati ad associazioni di categoria sono già tenuti al
rispetto di questo dovere. Inoltre la legge contro il riciclaggio di
denaro impone a tutti gli intermediari finanziari indistintamente il
mandato di gestione scritto e la definizione del profilo di rischio del
cliente, mentre altre leggi settoriali esigono la gestione su conti
clienti individuali e separati da quelli del fiduciario, così come il
divieto di prelievi da parte di quest’ultimo senza specifiche
disposizioni del cliente. Infine, comunque, bisogna ricordarsi che in
questi ambiti la prudenza non è mai troppa».

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