L’Europa accelera sulla web tax –

Sep. 29th, 2017 – Il sole  24 ore

di Beda Romano

TALLINN

I Ventotto hanno deciso ieri un piano di battaglia per consentire all’Unione europea di competere in un mondo digitale che sta modificando grandemente il rapporto tra le persone così come la produzione di beni e servizi. Nel contempo, hanno assicurato che potranno trovare un accordo a livello comunitario sulla controversa tassazione delle imprese digitali, anche se alcuni Paesi – tra cui l’Italia – sembrano pronti nel caso a perseguire la difficile strada della cooperazione rafforzata.
«Dobbiamo prepararci a navigare tra le opportunità così come tra i rischi della rivoluzione digitale», ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk in una conferenza stampa qui a Tallinn, alla fine del primo vertice comunitario dedicato al grande tema del momento. Al prossimo summit europeo di ottobre, i Ventotto approveranno conclusioni che conterranno un piano di lavoro per dotare l’Unione europea degli strumenti migliori per far fronte alle sfide digitali.
Quattro i settori su cui i Ventotto vorranno impegnarsi: la digitalizzazione dell’amministrazione pubblica; il rafforzamento della sicurezza cibernetica; il completamento del mercato unico digitale entro il 2018; nuove regole per meglio formare le persone ed evitare che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale metta in pericolo l’occupazione (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Proprio su questo versante la cancelliera tedesca Angela Merkel ha proposto «di mettere in comune le risorse nazionali nella ricerca & sviluppo».
Una delle questioni più accese è la tassazione delle imprese digitali. Queste società offrono spesso servizi e beni immateriali, e grazie a Internet hanno annacquato il principio della presenza fisica in un dato Paese. Per questo motivo, e grazie anche alla possibilità di spostare profitti da un Paese all’altro, sono riuscite in questi anni a ridurre l’imposizione fiscale. Germania, Francia, Italia e Spagna hanno proposto di tassare non i profitti ma il fatturato, per ottenere una tassazione giusta ed equilibrata.
Un incontro dei ministri delle Finanze a metà settembre ha però mostrato grandi differenze tra i Paesi (si veda Il Sole 24 Ore del 17 settembre). Ancora ieri alcuni Stati membri si sono detti contrari all’ipotesi di tassare il fatturato anziché i profitti, abbandonando un principio decennale nella tassazione internazionale. Materie fiscali richiedono in Europa decisioni all’unanimità. Il premier maltese Joseph Muscat ha detto di non essere d’accordo con questa proposta: «Dobbiamo trovare altre soluzioni».
Dello stesso avviso, è stato il premier irlandese Leo Varadkar. Se l’Europa vuole essere «leader dell’economia digitale, la soluzione non è più tasse e più regole, ma è il contrario». Quanto agli schieramenti di forze a favore di una nuova forma di tassazione digitale, Leo Varadkar ha detto che «ci sono alcuni Stati che sostengono la proposta dei quattro Paesi (Francia, Italia, Spagna e Germania, ndr), ma ce ne sono altri che hanno un’idea diversa, come i Paesi scandinavi e quelli baltici».
«Credo che troveremo una intesa», ha assicurato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. «Vedo margini per fare progressi, ma questi non sono stati compiuti oggi», ha aggiunto il premier estone Jüri Ratas. I Ventotto vogliono trovare entro dicembre un accordo sul modello di tassazione. I giganti di internet «devono essere tassati per permettere gli investimenti necessari a garantire il successo della transizione digitale», ha ribadito il presidente francese Emmanuel Macron.
Dal canto suo, il premier italiano Paolo Gentiloni ha confermato che l’Italia vuole trovare una intesa, se necessario anche «nel senso delle cooperazioni rafforzate» tra i 19 paesi potenzialmente interessati ad adottare una nuova forma di tassazione. In verità, Parigi, Berlino, Roma e Madrid sono in ambasce. Sanno che una tassa digitale deve essere preferibilmente internazionale o europea. Una imposta adottata solo da una manciata di Paesi dell’Unione rischia di essere inapplicabile e controproducente.

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