Io, imprenditore, nel labirinto del concordato preventivo

Il Sole 24 Ore

Il concordato preventivo ha la riconosciuta finalità di salvaguardare il valore dell’impresa in crisi. Ma dalla sua introduzione nel nostro ordinamento nel 2013, insieme ai benefici sono emerse anche importanti criticità. Non solo un suo uso distorto può alterare la concorrenza tra imprese a vantaggio dei disonesti – e aumentare la criticità per le banche nell’erogare nuovo credito – ma gli stessi creditori dell’impresa in crisi non sembrano spesso godere della medesima attenzione e tutela garantita al debitore insolvente.Si notano: offerte di pagamenti spesso inferiori ai reali valori in gioco (e sovente non realizzati), tempi delle procedure che si dilatano, costi che aumentano, meccanismi informativi farraginosi che non assicurano trasparenza e possibilità di previsione degli esiti delle procedure, il tutto a carico dei creditori che non hanno mai reali alternative.Emblematico è il caso del concordato San Raffaele, di cui ho avuto esperienza personale e diretta per il danno finanziario subìto dalla mia azienda e da tante altre imprese creditrici. Ecco i fatti. Sono trascorsi quasi sei anni da quel 10 ottobre 2011, quando la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor presentava una domanda di concordato preventivo, paralizzando ogni azione dei creditori che ancor oggi non riescono a scrivere la parola fine di questa vicenda.I numeri della procedura sono significativi. A fronte di un debito che superava il miliardo di euro, e con circa 800 milioni di crediti chirografari ammessi al voto, era stato presentato come fattibile un piano concordatario che, nell’ipotesi valutata dai commissari giudiziali come più prudenziale (tanto da non dover tener conto del minimo garantito del 52%), doveva assicurare il soddisfacimento integrale del 64,7% dei creditori chirografari. La percentuale saliva al 72,2% prendendo a riferimento i valori di perizia dei beni del San Raffaele.L’84,66% dei crediti ammessi al voto ha approvato questa proposta che ha consentito il salvataggio della realtà del San Raffaele, delle realtà collegate e della forza lavoro, attraverso la cessione a un imprenditore privato del core business, lasciando alla liquidazione dei restanti beni il compito di garantire la soddisfazione dei creditori.La soddisfazione dei creditori è tuttavia ben lungi dall’essersi realizzata nei termini originariamente prospettati: in sei anni solo il 51,7% del credito originario è stato pagato.Il termine finale per il completamento della procedura, fissato a maggio del 2015, è ampiamente ed inutilmente decorso. Inutilmente sì, ma non per tutti. Mentre chi ha acquistato il core business del San Raffaele ha potuto beneficiare dell’offerta “blindata” e di una sostanziale esdebitazione, le percentuali di realizzo per i creditori chirografari non sono state nemmeno lontanamente raggiunte, né l’ultima relazione periodica fornisce alcun elemento sui presumibili tempi di chiusura e sugli ulteriori pagamenti ipotizzabili. Di fatto oggi i creditori della procedura si trovano ad aver subìto un’espropriazione ben maggiore e in tempi ben maggiori rispetto a quanto prospettato in sede di voto, con una evidente iniquità del risultato conseguito con lo strumento del concordato.Inoltre la procedura ha generato e continua a generare rilevantissime spese, che rimangono sempre e solo a carico dei creditori, e che in questa situazione ci si può solo aspettare che aumentino ulteriormente vista l’assenza di parametri temporali per la chiusura della procedura.Parliamo in definitiva di costi “certi” che sono stati tutti anticipati e sostenuti a favore degli organi e dei consulenti della procedura, e che contribuiscono anch’essi ad aumentare il sostanziale divario tra l’esecuzione che ha avuto la proposta concordataria e i sacrifici di cui i creditori si sono fatti e continuano a farsi carico.Certo, si è trattato di una procedura eccezionale, caratterizzata da complessità e difficoltà particolari che ben possono essere evidenziate all’occorrenza, ma che non possono elidere un dato fondamentale: sono stati i creditori del San Raffaele, e nessun altro, a sostenere interamente gli oneri legati alla procedura e a farsi carico ancora oggi di una esposizione che sfiora i 400 milioni di sei anni fa.Il San Raffaele non è che un esempio, clamoroso, ma molti altri se ne potrebbero citare, tutti caratterizzati da un unico filo conduttore che vede i creditori sobbarcarsi degli oneri delle procedure al di fuori di un quadro che garantisca tempi, condizioni, controlli e valori certi. 

“Il rischio della liquidazione viene interamente e semplicemente traslato in capo al creditore, che non ha alcun effettivo controllo della procedura”

E senza alternative. Il rischio della liquidazione viene infatti interamente e semplicemente traslato in capo al creditore, che non ha alcun effettivo controllo della procedura, come il caso San Raffaele testimonia (134 milioni di spese in prededuzione, di cui quasi 15 in acconti ai Commissari e oltre 16 di compensi a professionisti).Il quadro si aggrava ancor di più laddove le procedure diventano più piccole, la dimensione e la forza economica dei creditori diminuiscono, i costi delle procedure erodono l’esiguo capitale.Ciò si traduce in un sempre maggiore impatto sul tessuto industriale e sul sistema delle imprese, in cui le procedure concorsuali sono a loro volta causa, nel peggiore dei casi, di ulteriori procedure concorsuali e nella migliore delle ipotesi finiscono per alterare quel rapporto di fiducia con il mercato che dovrebbe essere sotteso ad ogni sana iniziativa economica.Come è stato osservato, il difetto del concordato è cercare di sanare un’azienda e nel frattempo distruggerne diverse altre, un difetto che rischia di assurgere a sistema, ma che nessun sistema industriale può sostenere.Fino a quando il nostro sistema industriale sarà in grado di far fronte a quella che appare essere una vera e propria alterazione delle dinamiche di mercato?L’unica via seriamente percorribile richiede che tutti i soggetti coinvolti si assumano le proprie responsabilità, e che il nostro ordinamento garantisca il controllo di queste responsabilità, anche attraverso quell’intervento mirato nell’ambito della riforma delle procedure concorsuali in corso di discussione, con l’obiettivo di ripristinare l’equilibrio e tutelare i diritti di tutte le parti coinvolte.

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