Corte Ue: no all’imposta di bollo sulla raccolta di capitali

La controversia, esaminata dai giudici, vede protagonisti una compagnia aerea e l’Amministrazione fiscale britannica in ordine alla tassazione relativa ad alcuni trasferimenti di azioni
aeromobile
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 10 e 11 della direttiva 69/335/CEE concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, degli articoli 4 e 5 della direttiva 2008/7/CE, concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, nonché degli articoli 12, 43, 48, 49 o 56 del Trattato CE ed è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone una compagnia aerea costituita nel Regno Unito all’amministrazione fiscale inglese in ordine all’applicazione di un’imposta, su alcuni trasferimenti di azioni.
Tale compagnia aerea ha lanciato un’operazione di quotazione alla Borsa di Francoforte.

La normativa tedesca
In base al diritto tedesco, per accedere alla quotazione alla Borsa di Francoforte, la compagnia doveva rendere disponibili alla quotazione tutte le azioni della medesima categoria, comprese quelle che non erano destinate a essere vendute in sede di quotazione in Borsa. Per soddisfare tale requisito la compagnia aerea ha dovuto trasferire la titolarità giuridica delle azioni ordinarie esistenti, rappresentanti la totalità del suo capitale sociale, alla mandataria del servizio di liquidazione e compensazione della Borsa di Francoforte.

Il ricorso alla Corte di giustizia
La compagnia, che si era fatta carico del pagamento dell’imposta di bollo in occasione di due operazioni di trasferimento, ha chiesto all’amministrazione fiscale britannica il rimborso dell’imposta di bollo applicata a tali operazioni; richiesta che veniva respinta. La questione è approdata dinanzi alla competente autorità giurisdizionale, che ha sottoposto al vaglio pregiudiziale della Corte UE alcune questioni.

Le prime due questioni pregiudiziali
Tra le questioni sollevate, si esaminano la prima e la seconda. Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede se gli articoli 10 o 11 della direttiva 69/335, gli articoli 4 o 5 della direttiva 2008/7, nonché gli articoli 12, 43, 48, 49 o 56 CE (divenuti articoli 18, 49, 54, 56 o 63 TFUE), debbano essere interpretati nel senso che si oppongono all’applicazione, da parte di uno Stato membro, di un’imposta di bollo dell’1,5% su un’operazione di trasferimento di azioni ad un servizio di compensazione. Con la seconda questione il giudice del rinvio chiede se la risposta alla prima questione sia diversa nel caso in cui il trasferimento delle azioni ad un servizio di compensazione fosse necessario per permettere la quotazione in Borsa della società in questione in quello Stato membro o in un altro.

La direttiva 69/335 e la direttiva 2008/7
La Corte ha dichiarato che, in linea con gli obiettivi dell’articolo 11 della direttiva 69/335 e dell’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2008/7, il divieto di assoggettare ad imposta le operazioni di raccolta di capitali si applica ugualmente ad operazioni la cui tassazione non è vietata espressamente, nei limiti in cui questa tassazione significhi assoggettare ad imposta un’operazione che è parte di un’operazione globale per quanto riguarda la raccolta di capitali.

Le due operazioni distinte
Gli eventi che hanno dato luogo all’applicazione dell’imposta di bollo riguardano la realizzazione di due operazioni distinte
La prima consisteva in un’operazione di trasferimento di azioni esistenti ad un servizio di compensazione. Al riguardo, benchè il giudice del rinvio non abbia descritto dettagliatamente né il funzionamento del sistema di compensazione né le conseguenze giuridiche, formali e sostanziali, del trasferimento della titolarità giuridica delle azioni al servizio di compensazione, è stato riconosciuto che detto trasferimento non aveva determinato il trasferimento della titolarità effettiva delle azioni. Risulta pertanto che tale trasferimento della titolarità giuridica, imposto dal diritto tedesco, costituisse una mera condizione di funzionamento del sistema di compensazione e non abbia avuto effetti sul diritto di disporre delle azioni o di goderne. Da ciò deriva che, poiché un simile trasferimento della titolarità giuridica non ha conseguenze sulla titolarità effettiva, esso non può essere considerato quale trasferimento di valori mobiliari costituente un’operazione autonoma, sulla quale può essere applicata un’imposta, ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 69/335. Si deve considerare tale trasferimento quale operazione meramente accessoria, integrata all’operazione di ammissione delle azioni alla Borsa di Francoforte, che, in conformità all’articolo 11 della direttiva 69/335, non poteva essere sottoposta ad alcuna imposizione, in qualsivoglia forma.
In relazione all’obbligo previsto dalla normativa tedesca, ai fini della quotazione della società alla Borsa di Francoforte, di quotare tutte le azioni della medesima categoria, comprese quelle non destinate ad essere vendute al momento della quotazione in Borsa, esso può essere indice di un’operazione complessiva avente ad oggetto l’ammissione di una società alla Borsa di Francoforte e che contempla anche il trasferimento della titolarità giuridica delle azioni al servizio di compensazione. Tuttavia, l’esistenza di un obbligo di legge non è richiesta allorché si tratti di determinare se un’operazione sia fine a sé stessa o debba essere considerata quale parte integrante di un’operazione complessiva relativa alla raccolta di capitali.
In relazione alla seconda operazione, il trasferimento delle azioni è un’operazione distinta e successiva rispetto all’aumento di capitale con emissione di azioni a favore dei nuovi sottoscrittori, di modo che a tale operazione poteva essere applicata un’imposta sul trasferimento di valori mobiliari, conformemente all’articolo 6, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2008/7.
Tuttavia, le azioni della compagnia aerea trasferite al servizio di compensazione erano azioni nuove, legate ad un aumento di capitale.

A cosa equivale l’autorizzazione all’applicazione di una imposta
Autorizzare l’applicazione di un’imposta o di una tassa sul primo acquisto di un titolo di nuova emissione equivarrebbe in realtà ad una tassazione dell’emissione stessa di tale titolo, in quanto essa costituisce parte integrante di un’operazione complessiva relativa alla raccolta di capitali. Infatti, un’emissione di titoli non è fine a se stessa ma acquisisce senso solo dal momento in cui tali titoli trovano acquirenti.
L’effetto utile dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2008/7 implica quindi che l’’emissione’, ai sensi di detta disposizione, debba includere il primo acquisto di titoli effettuato nel quadro dell’emissione degli stessi.

Le conclusioni della Corte
Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione che gli articoli 10 e 11 della direttiva 69/335 devono essere interpretati nel senso che ostano alla tassazione di un’operazione di trasferimento di azioni, con cui la titolarità giuridica dell’insieme delle azioni di una società è stata trasferita ad un servizio di compensazione al solo fine di quotare dette azioni in Borsa, senza che muti la titolarità effettiva delle azioni in parola.
Inoltre, l’articolo 5, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2008/7 deve essere interpretato nel senso che osta alla tassazione di un’operazione di trasferimento di azioni con cui la titolarità giuridica di azioni di nuova emissione, emesse nell’ambito di un aumento di capitale, è stata trasferita ad un servizio di compensazione al solo fine di proporre tali nuove azioni per l’acquisto.

Data della sentenza
19 ottobre 2017
Numero della causa
C-573/2016
Nome delle parti
Air Berlin plc
contro
Commissioners for Her Majesty’s Revenue & Customs
Marcello Maiorino
pubblicato Venerdì 20 Ottobre 2017 su FiscoOggi

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