Brexit, l’ambasciatore in Italia Jill Morris: «Siamo amici e lo resteremo»


Una «partnership profonda e speciale». Usa queste parole Jill Morris, da un anno ambasciatore del Regno Unito in Italia, per descrivere quelli che, a suo avviso, saranno i rapporti tra Gran Bretagna e Unione europea a conclusione delle trattative per Brexit. «La nostra — dice — è una visione molto positiva e costruttiva. Vogliamo creare rapporti molto stretti: lasciamo la Ue ma non l’Europa. Vogliamo costruire la migliore partnership che l’Unione europea abbia mai avuto con un Paese terzo. È una situazione unica, abbiamo 44 anni di esperienza di lavoro comune, i nostri sistemi sono completamente armonizzati… Per quello che ci riguarda, abbiamo un punto di partenza: siamo europei e non solo per ragioni geografiche ma anche culturali, affettive e storiche. Per questo non voltiamo le spalle all’Europa, saremo ancora un alleato molto affidabile e la nostra dedizione alla prosperità e sicurezza non diminuiranno nel futuro, anzi». «Siamo molto sinceri quando diciamo che vogliamo arrivare a una partnership in tutti i campi. Quella economica è fondamentale: vogliamo uno scambio il più possibile libero, senza tariffe né barriere. Naturalmente dipende dai negoziati, dalla visione dei 27 partner europei, ma ci tengo a sottolineare che non vogliamo una situazione peggiore di oggi. Allo stesso tempo, sappiamo bene che la situazione non è la stessa, perché noi non saremo più nella sala in cui si prendono le decisioni sulle regole. Fa parte della nostra scelta di uscire, ma siamo convinti che i nostri interessi comuni siano così importanti che la situazione possa essere vincente per entrambi, rispettiamo la posizione dei nostri partner per il mercato unico e l’indivisibilità delle quattro libertà. Non sottovalutiamo la difficoltà — prosegue —. Naturalmente ci saranno i negoziati, a volte saranno difficili, d’altra parte è la prima volta che un Paese esce dall’Unione, non sottostimiamo i dettagli tecnici, ma secondo noi i negoziati sono iniziati con spirito di collaborazione e di amicizia, quello che ci unisce è maggiore di quello che ci divide e con questo spirito hanno possibilità di avere successo». Morris ricorda il grande momento dell’economia britannica, che ha continuato a crescere e ad aprile aveva un tasso di disoccupazione del 4,6%, il più basso da 11 anni. «Sappiamo e comprendiamo i piani alternativi a cui stanno lavorando alcune aziende e ci impegneremo per evitare qualsiasi interruzione delle attività in corso e per ridurre l’incertezza. Dall’altra parte — aggiunge — alcune importanti società straniere, di settori diversi, hanno annunciato di voler continuare a svolgere le loro attività nel Regno Unito. SoftBank ha recentemente acquisito Arm Holdings (la più grande azienda tecnologica britannica) e raddoppierà la propria forza lavoro nei prossimi cinque anni. Un altro esempio importante è stata la decisione di Nissan di continuare la sua produzione automobilistica a Sunderland, mentre la società high-tech Dyson ha annunciato un’espansione nel Regno Unito investendo ulteriori 2,5 miliardi di sterline». Eppure le trattative non sono così serene. «Fa parte delle negoziazioni ma ciò che è importante è quello che succede dietro le quinte, siamo tutti seri e lavoriamo bene insieme». Sui diritti dei cittadini Morris dice di voler «per prima cosa» sottolineare «il contributo enorme della comunità italiana: 600 mila italiani nel Regno Unito che hanno giocato e giocano un ruolo importante per nostra società, la nostra cultura e la nostra economia. Nel futuro ci sarà un calorosissimo benvenuto nei loro confronti e i loro diritti saranno protetti».

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