Redditi 2017, primo test di convenienza per l’Iri

Norme e tributi Il Sole 24 Ore 03 Agosto 2017
Dichiarazioni. La tassazione ordinaria e l’importo dei prelevamenti sono gli elementi

da valutare per l’opzione il prossimo annoRedditi 2017, primo test di convenienza per l’Iri

La campagna dei versamenti e di presentazione del modello Redditi 2017 (anche se il termine di
trasmissione telematica è stato prorogato a fine ottobre) rappresenta il primo vero banco di prova
per valutare la convenienza dell’opzione Iri (vincolante per cinque anni) da esercitare il prossimo
anno. Le due principali variabili da considerare sono il prelievo fiscale complessivo che grava sul
soggetto con il regime ordinario Irpef e l’ammontare dei prelevamenti effettuati. Ma vediamo nel
dettaglio.

Il reddito

L’opzione Iri diventa una scelta conveniente in presenza di un certo di una certa entità, poiché in
questo contesto il vantaggio di applicare l’imposta sostitutiva del 24% in luogo della aliquota
progressiva Irpef a scaglioni si amplia notevolmente. Al contrario un reddito di bassa entità ,
attribuito per trasparenza ai soci , probabilmente non sconterebbe alcuna tassazione diretta in
quanto “azzerato” in sede di reddito complessivo , dagli oneri deducibili, mentre in presenza di
opzione Iri il 24% di prelievo sarebbe comunque applicato.

I prelevamenti

Questo è uno degli elementi di maggior rilievo nell’analisi di convenienza. La disciplina fiscale
dei prelevamenti è una peculiarità del regime Iri, nel senso che a norma dell’articolo 55-bis,
comma 1, del Tuir i prelevamenti dell’imprenditore e dei soci sono deducibili dal reddito
d’impresa nel limite dell’utile dell’esercizio in corso e delle riserve di esercizi precedenti nei quali
ha trovato applicazione il regime della flat tax. Da questo punto di vista si parla di «plafond Iri» ,
cioè l’entità massima alla quale sono imputabili (e deducibili) i prelevamenti eseguiti: ebbene tale
plafond viene incrementato dagli utili assoggettati alla imposta sostitutiva del 24% e diminuito
dalle perdite non ancora utilizzate in riduzione del reddito, come ha ricordato la circolare
8/E/2017, punto 7.1. A sua volta il prelevamento eseguito diviene componente dell’imponibile
complessivo del socio (o imprenditore) , quale reddito d’impresa e questo è il punto critico della
analisi di convenienza. Infatti, pensando all’esempio paradigmatico della società di persone, si
potrebbe pensare che la maggiore convenienza assoluta si abbia a fronte di redditi societari
consistenti senza che i soci eseguano prelevamenti , poiché in tal caso la flat tax al 24% esaurisce
l’obbligazione tributaria eliminando la tassazione progressiva in capo ai soci, ma in assenza di
reddito attribuito ai soci , i loro personali oneri deducibili vengono , di fatto vanificati, primo tra
tutto il versamento per contributi previdenziali. Ecco allora che un elemento significativo
nell’esame di convenienza consiste nel valutare la esistenza di prelevamenti di entità tale da “
coprire” gli oneri deducibili. Quindi in prima battuta la convenienza Iri è maggiore a fronte di
reddito consistenti con prelevamenti soci, per così dire , non simbolici. Per esemplificare in una
Snc artigiana con due soci al 50% e reddito complessivo intorno a € 70mila, un prelevamento di
circa 8mila euro permetterà di avere per ciascun socio quell’imponibile che trova capienza nel
prelievo contributivo e quindi di sottrarre alla tassazione con imposta sostitutiva i prelevamenti
stessi che non generano ulteriore tassazione personale perché “coperti” dagli oneri previdenziali.
Le presunzioni

In questa ottica di convenienza va ricordato che l’articolo 55-bis, comma 6, del Tuir statuisce una

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presunzione secondo cui i prelevamenti eseguiti negli esercizi di applicazione del regime Iri vanno
attribuiti in primo luogo alle riserve formate in esercizi precedenti l’applicazione della flat tax, e
ovviamente in tal caso le somme prelevate non sono deducibili , né formano il reddito d’impresa
del singolo socio. La presunzione sembra a tutti gli effetti assoluta , quindi tale da non permettere
comportamenti alternativi da parte del contribuente e ciò va valutato in quanto il ragionamento
sopra esposto va modificato in presenza di riserve pregresse , poiché in tal caso l’intero reddito
prodotto viene assoggettato a tassazione sostitutiva del 24% senza che il socio possa utilizzare a
suo favore gli oneri deducibili.

Dal Sole 24ore

Paolo Meneghetti 

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